RAI

La Repubblica italiana, come la maggior parte delle altre nazioni industrializzate a livello internazionale, ha vissuto l’avvento della televisione come fenomeno culturale fin dal suo inizio, databile nel 1954. Da quel momento in poi la televisione è divenuta una parte primaria della vita pubblica e privata di una schiera sempre crescente di cittadini.

Tornando indietro nel tempo quando Filiberto Guala era l’Amministratore Delegato della nuova emittente statale RAI, è importante comprendere le parole che questo dirigente regalò al pubblico durante quel periodo “La televisione è il cuore dei nostri tempi.” Si trattò di una frase davvero profetica, dato che oggi giorno la televisione è realmente una parte integrante della vita di molte persone.

Durante i primi anni di vita della televisione, e delle relative trasmissioni, furono molti i problemi e le difficoltà che questo nuovo fenomeno dovette affrontare, dato che i cittadini italiani erano appena usciti da un periodo tremendo di guerre e privazioni. Il costo degli apparati televisivi non era certo quello abbordabile di oggigiorno e questo impediva alla maggior parte delle famiglie comuni la possibilità di acquistare uno di questi innovativi dispositivi.

Oltre all’acquisto dell’apparato televisivo era necessario pagare dei costi per poter vedere i programmi, proprio per questa ragione nacque l’abitudine di raggrupparsi in folti gruppi intorno ad una sola televisione: familiari, amici, vicini di casa e parenti dei vicini di casa, tutti riuniti per godersi l’innovativa diffusione delle immagini trasmesse dalla televisione primordiale.

Durante i primi anni della televisione, solamente i ricchi potevano permettersi l’acquisto di un dispositivo di questo tipo, e sempre più spesso i proprietari di locali e bar decidevano di acquistare un televisore in modo da catalizzare l’attenzione dei clienti e dei nuovi avventori. Bisogna pensare che durante la decade del 1950 buona parte della popolazione era ancora impegnata nel lavoro agricolo, la scolarizzazione era limitata e l’analfabetismo era ancora molto diffuso.

L’Italia stava riprendendosi pian piano dalla guerra, e le scintille di una possibile ripresa economica erano solo un lontano presagio, comunque visibile all’orizzonte. Un’altra difficoltà che la televisione dovette affrontare era il fatto che buona parte della popolazione parlasse solamente il dialetto regionale, mentre i programmi televisivi venivano trasmessi in italiano e questo aprì ai cittadini un mondo completamente differente.

Molte persone non erano mai andate oltre i confini delle loro città, e in alcuni casi di piccoli paesi di provincia, ma improvvisamente avevano l’opportunità di guardare città straniere delle quali avevano sentito parlare solo di rado e avevano la possibilità di ascoltare la lingua italiana che non avevano mai avuto l’opportunità di apprendere. Questo cambiò la cultura italiana per sempre.

Per molti anni a seguire la televisione e la radio rimasero le uniche fonti di informazioni per gli italiani. Ciò che veniva detto dalle persone che apparivano sul teleschermo ere per molti la pura verità e difficilmente veniva discussa o contraddetta. Questo ha condotto gli italiani fino al momento storico attuale, dove la televisione continua a mantenere il suo ruolo di canale informativo privilegiato e per molti risulta ancora essere la pura e semplice verità.